Goloso e Curioso
Bere bene senza svenarsi 20: Pignoletto Colli Bolognesi D.O.C.

Bere bene senza svenarsi 20: Pignoletto Colli Bolognesi D.O.C.

Avevo voglia di bere un bianco frizzantino, fresco, leggero, senza troppi problemi e mi sono orientato su questo vino da noi poco conosciuto, ma molto popolare in Emilia, il Pignoletto appunto. E’ stata un’esperienza molto interessante e piacevole.
Pignoletto è il nome del vitigno autoctono da cui si ottiene questo omonimo vino, unico, delizioso ed esclusivo: è giustamente considerato il re dei Colli Bolognesi. Le normative del Ministero dell'Agricoltura e Foreste, di cui il Consorzio Vini Colli Bolognesi è il responsabile legiferante che ne tutela la qualità e la sincerità, consentono per almeno l'85% le uve dell'omonimo vitigno, mentre le restanti uve devono provenire da vitigni a bacca bianca non aromatici autorizzate e prodotte solo nel comprensorio Colli Bolognesi. Viene prodotto in varie vesti: fermo, con caratteristiche e tipicità inalterate; frizzante a fermentazione naturale; superiore con gradazione alcolica naturale delle uve del 12% vol. La produzione delle medesime, vinificazione ed imbottigliamento avviene obbligatoriamente all’interno della zona tipica del comprensorio.
Il Pignoletto è presente nel bolognese dall’antichità. Già nel I secolo d.C. Plinio il Vecchio cita un vino chiamato “Pinum Laetum”, ma la sua comparsa nell’area bolognese è documentata dalla metà del XVI sec.
Se la produzione di uva avveniva in collina, dove si coltivava il Pignoletto avvinghiato all’acero e all’olmo, il vino vero e proprio nasceva nella cantina di casa, fosse essa il palazzo aristocratico o la casa popolare. Ne è prova l’attività, documentata tra il 1600 e il 1800, della Compagnia dei Brentatori, che trasportavano il mosto in città in contenitori di legno portati a spalla chiamati brente. L’abitudine del vino fai-da-te è rimasta in voga fino agli anni ‘60, poi è andata progressivamente riducendosi mentre parallelamente le aziende viticole si attrezzavano per vinificare e imbottigliare in loco il proprio prodotto.
La bottiglia che ho assaggiato è prodotta dalla  Società Agricola Cleto Chiarli di Castelvetro, casa vinicola molto più conosciuta per i suoi lambruschi: in etichetta reca l’indicazione di produzione “da vigneti della tenuta di Monteveglio” che è entro la D.O.C. del Pignoletto Colli Bolognesi. E’ prodotta nella varietà frizzante.
Il colore di questo vino è un giallo paglierino tenue, con delicati riflessi verdognoli. Si nota un perlage fine.
Al naso  percepisco un profumo delicato, fruttato di mela verde e lieve di fiori di biancospino, molto gradevole.
In bocca questo Pignoletto ha sapore secco, armonico, asciutto ed abbastanza persistente; inoltre è fresco di acidità. Il suo abbinamento ideale è con pesce leggero, frutti di mare, formaggi freschi e carni bianche, ma è anche indicatissimo come aperitivo. Il costo della bottiglia, acquistata presso un supermercato Coop, è di 4,15 €

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GastaldonMario
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GastaldonMario

Laureato in Sociologia, ha una lunga esperienza professionale come formatore, consulente aziendale e responsabile delle risorse umane in una grande azienda italiana. Docente a numerosi corsi, anche a livello universitario. Da 10 anni è assaggiatore ONAV e come tale ha partecipato a varie giurie d’assaggio in concorsi enologici. Ha condotto corsi di conoscenza e di avvicinamento al vino e numerose serate di degustazione a tema. Insieme con la moglie Annamaria ha scritto due libri sulla cucina tradizionale vicentina. Gli piace esplorare territori alla ricerca di sapori e vini poco conosciuti.

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