Goloso e Curioso
TRADIZIONE E BONTA': I PUòTI DI SANTA LUCIA

TRADIZIONE E BONTA': I PUòTI DI SANTA LUCIA

Care, belle, vecchie tradizioni. A Quaderni di Villafranca, in provincia di Verona, sopravvive ancora la tradizione di certi dolci particolari, i puòti di Santa Lucia. Cominciamo col distinguere i puòti de Santa Lussia dai frollini di Santa Lucia. I puòti, lo diciamo per chi non conosce il dialetto veronese, sono i bambolotti. Più esattamente: sono i bambolotti che, quando erano bambini i nonni dei nonni, venivano fatti con la paglia. Ma erano (e sono ancora) fatti anche di pastafrolla. Fatti rigorosamente a mano e cotti in forno.  “I puòti de Santa Lussia devono essere fatti a mano, evitando assolutamente gli stampini e devono essere stilizzati al massimo”. A Quaderni di Villafranca non ammettono deroghe: i puòti della tradizione ormai si fanno soltanto qui. “Questo è il puòto”, sbotta orgogliosa Luisa Vanoni, dell’omonimo panificio situato nel centro della frazione villafranchese mostrando una figura antropomorfa di pastafrolla che ricorda un graffito rupestre, “gli altri sono fotocopie”.
Luisa Vanoni adesso è in pensione, ma per anni ha mandato avanti il panificio Vanoni e l’annessa bottega di alimentari insieme col fratello Armando, 54 anni, ora rimasto titolare con la moglie Luisella Rodeghero (nella foto). I fratelli Vanoni hanno imparato l’arte dei puòti (e del pane, dei nadalìni, dei bussolàni e degli altri prodotti di forno) da papà Giuseppe- al quale è ancora intitolato il panificio che risale al 1942- che a sua volta l’aveva appresa da un altro vecchio fornaio che a sua volta... Insomma il puòto risale, come dicono da queste parti, ai tempi di Carlo Codega. Non è solo un dolce. E’ tradizione, è cultura, è la storia di infanzie passate fatta di pastafrolla, ma che grazie a questa gente che rifiuta di usare stampini e fa tutto a mano, è arrivata fino a noi.
Il procedimento è semplice, codificato nelle generazioni. Armando detta la ricetta: farina, uova, burro (un tempo si usava l’onto di maiale), un po’ di lievito (ma poco poco), aromi, un po’ di panna, zucchero e zucchero in granelli. Si impasta, si suddivide l’impasto in pezzature, si dà la forma, si spolvera di granelli di zucchero e s’inforna. E voilà, il puòto. Povero, sì, ma bello, ambrato, croccante, ghiotto. Una bellezza da mettere sul piatto di Santa Lucia e una delizia da gustare nel caffelatte.
“Un tempo nel piatto”, precisa Luisa Vanoni, “c’erano solo quattro cose: un puòto, una mela e due carrube. Arance e mandarini? Erano solo nei piatti dei bambini ricchi”. Luisella, la cognata, sta tentando di tutto per fare del puòto la bandiera di una battaglia culturale. “Non è una tradizione da valorizzare? Si parla tanto di identità del territorio, ma quando abbiamo cercato di aprire un banchetto con i puòti in piazza Bra abbiamo avuto una risposta fredda. Eppure un po’ di veronesità in mezzo a tanti banchetti cinesi ci sarebbe stata bene. A Valeggio siamo, invece, riusciti a esporlo durante una manifestazione legata alle tipicità”.
C’è un’altra bella tradizione legata ai puòti, a Quaderni. Quella di aprire le porte del forno alle donne del paese che se li impastano per figli e nipoti. “Quest’anno purtroppo non abbiamo potuto rispettarla”, racconta dispiaciuta Luisella. “Le norme di sicurezza ci hanno costretti a lasciar fuori le donne. La delusione è stata forte, una ha perfino pianto. La tradizione è molto sentita, speriamo di poterla ripristinare”.
I Vanoni cominciano a impastare puòti due settimane prima di Santa Lucia. Ne sfornano 8-900 al giorno. Ne fanno anche di taglia extra-large: i puòti dei moròsi. Fino a qualche anno fa il giorno di Santa Lucia segnava il rigoroso confine della produzione, ma oggi la richiesta è tale (gli estimatori di puòti arrivano da tutta la provincia e anche dalle provincie confinanti) che il panificio profuma di Santa Lucia anche nei giorni immediatamente successivi.
Info: tel. 045.7940009; via Mazzini, 124; 37069 Quaderni di Villafranca (VR)

Tutti gli articoli >

Morello Pecchioli
Tradizione e bonta': i puòti di santa lucia

Morello Pecchioli

Morello Pecchioli

Direttore di Golosoecurioso. Giornalista professionista. Archeogastronomo. È stato caposervizio del giornale L’Arena di Verona. Ha scritto i libri “Il Bianco di Custoza”; “Il rosto e l’alesso, la cucina veronese tra l’occupazione francese e quella austriaca”; “Berto Barbarani il poeta di Verona”. Scrive per la rivista nazionale dell'Associazione italiana sommelier "Vitae", per "Il sommelier veneto" e per il quotidiano nazionale La Verità diretto da Maurizio Belpietro. Ha collaborato, con Edoardo Raspelli, alla Guida l’Espresso. È ispettore della guida "Best gourmet dell'Alpe Adria". Ha vinto i premi Cilento 2006; Giornalista del Durello 2007; Garda Hills 2008. Nel 2016 ha avuto il prestigioso riconoscimento internazionale Premio Ischia per la narrazione enogastronomica. Nel 2016 ha scritto il libro "Le verdure dimenticate" e nel 2017 "I frutti dimenticati", pubblicati entrambi da Gribaudo. Sempre per Gribaudo ha scritto "Il grande libro delle frittate". In collaborazione con Slow Food ha pubblicato nel 2018 il volumetto sul presidio "Il broccoletto di Custoza".
Indirizzo mail: morello.pecchioli@golosoecurioso.it

Editore

Editore del Goloso & Curioso la ditta Colombo 3000, un gruppo aziendale che si occupa da oltre 10 anni della...Leggi tutto»